La grande letteratura non ha sempre bisogno di grandi storie. Anzi, la magia della scrittura di Haruf Kent  è proprio quella di rendere degne di interesse vite di personaggi comuni, ambientate a Holt, in  Colorado,  anch’essa priva di particolari attrattive, frutto dell’invenzione dell’autore, che corrisponde bene  alla  piccola città della profonda provincia americana del nostro immaginario.

La trilogia (“Canto della pianura”, “Crepuscolo”, “Benedizione”), pubblicata in Italia da NN,  è stata scritta in un arco di tempo di quattordici anni (dal 1999 al 2013), ma la traduzione in italiano non ha rispecchiato l’ordine cronologico. Si può cominciare la lettura da uno qualunque dei tre libri,  autonomi dal punto di vista narrativo. Passando al secondo, e poi al terzo si avrà il piacere di ritrovare gli stessi personaggi, magari solo accennati ma riconoscibili come vecchi amici. (“Benedizione, è però meno collegato agli altri).

La traduzione è magistrale e produce un linguaggio semplice e fluido, adatto appunto alla definizione di “canto “, che dà il titolo al primo romanzo, ispirato a un particolare tipo di canto delle chiese cristiane. Ma la semplicità non significa povertà espressiva: la sintassi passa da periodi brevi ad altri più lunghi e articolati, il lessico è perfetto nelle descrizioni poetiche del  paesaggio, ma non rifugge dalla precisione tecnica nel racconto delle attività agricole e dell’allevamento del bestiame.

Non sono romanzi fatti di storie straordinarie, la “grande “ storia” è assente, ma è impossibile non instaurare un legame profondo con quei personaggi, che, proprio perché “comuni,” sentiamo vicini a noi, nei quali ci possiamo riconoscere. E questo legame costringe il lettore ad una lettura veloce, per conoscere l’esito delle vicende, per poi magari ritornare indietro per rileggere i passi più intensi e significativi, come mi è capitato più volte di fare.

Se si segue nella lettura l’ordine di scrittura si incontra per primo “Canto della pianura” . Il romanzo contiene la storia più bella ed emozionante della trilogia: l’incontro tra la sedicenne Victoria, incinta e ripudiata dalla madre e i fratelli McPheron, due agricoltori di una certa età, taciturni e apparentemente poco sensibili, che vivono in una fattoria isolata, occupandosi del loro bestiame. E’ un incontro improbabile, tra persone lontanissime per età ed esperienza di vita. E solo uno scrittore grandissimo come Kent ci può descrivere in modo del tutto credibile come quell’incontro si trasformi pian piano in un rapporto di affetto profondo, più forte e saldo di quello che, tante volte, si crea tra persone che hanno lo stesso sangue. Nel secondo romanzo, “ Crepuscolo”, la storia dei due fratelli si intreccia ad altre, in particolare a quella di una coppia, Luther e Betty, che vive coi figli in una roulotte, assistita dai servizi sociali. Rose Tyler, l’assistente sociale che li segue, cerca di responsabilizzarli perché si prendano cura di sé stessi e dei bambini.

Nell’ultimo romanzo “Benedizione”, la storia principale ha come protagonista  Dad Lewis, condannato dal cancro, che  vive la sua ultima estate. Gli sono accanto la moglie Mary e la figlia Lorraine. Dad, titolare di uno storico emporio di ferramenta, attrezzi agricoli, elettrodomestici è un personaggio rispettato dalla comunità, il tipico self made man. Ma, costretto dalla malattia a ripensare alla sua vita, si sente schiacciato dal senso di colpa per come ha trattato il commesso del suo negozio, che aveva tradito la sua fiducia e per non aver saputo instaurare un rapporto con il figlio Frank, fuggito di casa.

A queste storie se ne intrecciano altre, che hanno sempre per protagonisti personaggi comuni, ma ben caratterizzati e credibili. Personaggi che vivono una vita spesso difficile, comunque dura, che devono affrontare separazioni, tradimenti, lutti. Qualcuno capace di grande generosità, qualcuno violento e incapace di amare. Ma la cifra che distingue il racconto di Haruf è la fiducia, nonostante tutto, negli uomini e nella vita, così lontana dal cinismo di tanta letteratura di oggi.

Anche nelle situazioni più disperate si aprono, quasi sempre, possibilità di riscatto,  dovute alla sensibilità e alla generosità degli altri: Haruf  smonta, per certi aspetti, lo  stereotipo che vede la società americana caratterizzata dall’individualismo più sfrenato. E’ in questa piccola comunità, invece, che l’amore può nascere anche quando la vita sembra essere ormai trascorsa, che l’abbandono di una madre può essere superato dall’affetto del padre, aiutato da amici e vicini, che un piccolo orfano che si prende cura del vecchio  nonno malato trova qualcuno che lo aiuta e lo conforta. E anche quando la vita sembra non riservare più niente ci sono momenti, nella quotidianità, che valgono la pena di essere vissuti. Indimenticabile è la scena di un gruppo di donne, che comprende un’anziana e una bambina, che fanno il bagno nude, in una caldissima giornata estiva, in una cisterna agricola, godendosi un momento di pura felicità.  Anche il paesaggio di per sé non certo idilliaco, la sterminata pianura del Colorado, offre momenti di pace e di bellezza

Kent Haruf è nato in Colorado nel 1943. Per esperienza diretta conosce la vita semplice dei personaggi che descrive nei suoi romanzi. Prima di dedicarsi completamente alla scrittura ha fatto il bracciante agricolo, l’operaio edile, il bidello, l’insegnante e il docente universitario. Si afferma solo a 56anni, con la pubblicazione di  Plainsong (Canto della pianura), che lo fa conoscere al grande pubblico.

Non è difficile riconoscere, nei suoi romanzi  il rapporto con la grande letteratura americana del ‘900: Hemingway, Faulkner, nei confronti del quale Haruf riconosce il debito maggiore. Sempre in Colorado muore nel  2014, all’età di 71 anni

Non è stato  facile, per me, e credo per molti lettori,  abbandonare dopo tre romanzi così intensi, quasi perfetti, il mondo e i personaggi di Holt. Allo stesso tempo ho provato anche il bisogno di andarmene da quel luogo, come se fossi anch’io un abitante della piccola città che desidera vedere il resto del mondo. Per fortuna, prima di morire, Haruf ci ha lasciato un ultimo breve romanzo: “ Le nostre anime di notte”.