Lucy, scrittrice ormai affermata, ben oltre i sessant’anni, vedova del secondo marito, si trova a New York dopo un tour di presentazione del suo nuovo libro e dovrebbe ripartire per l’Italia. Chi ha letto i precedenti romanzi della Strout che la vedono come protagonista la conoscono bene: di famiglia poverissima, è riuscita a sfuggire alla condizione di emarginazione sociale a cui la nascita l’avrebbe condannata, grazie a una borsa di studio.

Siamo nel marzo del 2020, la tragedia del Covid sta per abbattersi anche sugli Stati Uniti, ma pochi lo intuiscono. Ma ecco che rispunta fuori William, anche lui ben noto ai lettori della Strout. E’ il primo marito di Lucy, separato dalla terza moglie. William e Lucy sono stati sposati per vent’anni, e sono separati da altrettanti. Ma si vogliono ancora bene. Lui è uno scienziato ha intuito la pericolosità della pandemia, “l’ha vista arrivare” e costringe Lucy a fare in fretta le valige e a trasferirsi con lui in una casa isolata sulla costa del Maine.

Il libro è un diario della scrittrice che ci riporta a quei terribili mesi. Lei e William sono anziani, un po’ acciaccati, preoccupati per i figli lontani. Il Maine è freddissimo, la casa vecchiotta, l’isolamento assoluto. Ma la volontà di vivere pian piano riprende il sopravvento, nonostante tutto. Finchè si è vivi, e soprattutto se non si è soli, si può ricominciare a trovare dei motivi per essere un po’ felici, delle occasioni per fare cose interessanti, per affacciarsi alle vite di altri.

Lo stile è semplice, immediato. Non si fa fatica a riconoscersi nelle emozioni e nei sentimenti di Lucy, soprattutto se se ne condividono sesso ed età! Sullo sfondo un’America devastata dalla pandemia, impaurita, piena di poveri e di persone sole, che reagiscono alla tragedia a volte rifugiandosi  nei pregiudizi, nella sfiducia nella scienza, nell’ostilità verso gli “stranieri” (Lucy e William sono  costretti a sostituire la targa di New York con una del Maine), ma anche, a volte le stesse persone, capaci di grandi gesti di grande solidarietà. Ancora una volta la Strout trasforma la realtà quotidiana in letteratura.

Elizabeth Strout è una scrittrice e docente di letteratura americana. ha vinto il Premio Pulitzer nel 2008 e il premio Bancarella .  Nei suoi romanzi crea personaggi femminili, il più famoso è l’insegnante in pensione Olivia Kitteridge, (c’è anche una serie col suo nome). Sono donne della provincia americana, con una storia spesso dolorosa alle spalle, come Amy e Isabelle, protagoniste del suo romanzo (naturalmente  a mio avviso) più bello. O che dalla provincia americana vengono , come Lucy Barton, sicuramente il personaggio più autobiografico. Se si è donna è difficile non riconoscersi in loro, ma l’incontro con loro servirebbe anche a tanti uomini, per capire meglio le donne.