“I giorni di vetro” di Nicoletta Verna è sicuramente uno dei romanzi più meritatamente apprezzati in questo momento in Italia. Tanti ne hanno parlato, tra questi Michele Serra che lo ha definito <… uno dei libri più neri e severi che io abbia mai letto, ma con una luce interna (la letteratura?) che sorregge il racconto dalla prima all’ultima riga, e gli impedisce di soccombere alla durezza dei fatti. Un grande libro>.

E ’un romanzo storico, ambientato a Castrocaro durante il fascismo e la Resistenza, che si legge però con una certa apprensione, perché, purtroppo, oggi è difficile pensare al fascismo e alla guerra come argomenti ormai sigillati nella teca del passato. E’ un periodo caratterizzato da una violenza che condiziona e talvolta annienta la vita di tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, anagrafica, familiare. Afferma l’autrice :< Ho scelto di raccontare il passato per parlare della violenza del presente. Il tema principale del romanzo è la violenza come primordiale e inevitabile forma di interazione fra gli esseri umani. Questa violenza nel distruggere determina il progresso: l’evoluzione è sopraffazione, dunque violenza. […] Qualunque invenzione presente nel romanzo è sottoposta al rigido vincolo della verità storica frutto di una corposa ricerca».

L’autrice si ispira, come tanti hanno osservato, a Morante, Fenoglio, Viganò. A me ha ricordato anche Marques per i richiami a una cultura popolare magica e arcaica tipica del mondo contadino di ogni parte del mondo. La protagonista, Redenta, predestinata ancor prima della nascita alla sofferenza e alla sfortuna, alla  scarogna, nata nello stesso giorno dell’assassinio di Matteotti, è una bambina segnata dalla malattia, ma che si rivela capace di una forza, di una determinazione e di un coraggio eccezionale.

Vive in un mondo poverissimo ancora pervaso da credenze superstiziose che confidano in riti magici per cambiare il corso della natura. La sua visione del mondo e della storia si alterna, come punto di vista narrativo,  a quella di Iris, una coetanea che ha ricevuto un’educazione non convenzionale, ma basata su principi razionali e illuministici. Due ragazzine e poi giovani donne travolte da eventi storici brutali e violenti, come il fascismo, la nascita della repubblica di Salò, la guerra, la Resistenza. Ambedue incroceranno sulla loro strada Vetro, gerarca fascista sadico e fanatico e Diaz, giovane partigiano abilissimo e implacabile. L’ ambientazione romagnola è resa ancora più convincente da alcune espressioni dialettali, che rendono più realistica la narrazione condotta attraverso gli occhi di Redenta.

Il romanzo non lascia tregua al lettore, tanta è l’abilità della Verna di intrecciare le vite dei personaggi alla grande storia, che non si limita all’Italia ma descrive alcuni tremendi episodi della guerra di Etiopia, forse meno conosciuti. Per me poi il libro ha un fascino particolare perché la storia di Redenta mi ha richiamato alla memoria i racconti familiari dei terribili anni che la popolazione dell’Emilia- Romagna ha vissuto tra il 1944 e il 1945.