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Il casino al parco Lambro

Rosso a Milano continua la sua campagna antidroga. Pancino e Barbone piazzano una bomba in una latteria nota come luogo di spaccio. Poi si va a caccia di spacciatori, presi e picchiati, in mezzo ai centomila giovani radunatisi al

Festival di re Nudo al parco Lambro

parco Lambro per il festival  organizzato da “Re Nudo”. In realtà l’obiettivo non sono solo i pusher, ma quello di trasformare il festival in un’esplosione di rabbia e di illegalità giovanile. E ci riescono abbastanza, scatenando scontri e saccheggi.
Cosa che non piace a quelli di Senza Tregua: <gli spunti di lotta di parco Lambro sono una cosa spuria a tratti incomprensibile e anche così lontana dal nostro modo di ragionare>.

Rosso crea le Brigate comuniste

In giugno Tommei e Ventura convocano i giovani che si sono mostrati più attivi. Si è deciso di mettere in piedi un gruppo armato più organizzato ed efficiente, una roba un po’ più seria dei casini al Lambro. Il nome scelto è Brigate comuniste, il capo sarà Alunni. Tommei chiede ai presenti chi è disponibile a “saltare il bancone”, cioè rapinare banche, che almeno inizialmente sarà la principale attività delle Bc. Quasi tutti dicono sì.

Maurice Bignami

Il 29 luglio Alunni, Pancino, che oltre ad essere un capo politico è anche uomo d’azione, e Maurice Bignami vanno sul lago Maggiore a rapinare la Cassa di Risparmio di Luino. Tutto fila liscio. Bignami è il capo del nucleo bolognese di Rosso. Ha 25 anni, è un dipendente comunale. Il padre era un funzionario del Pci a Parigi, durante il fascismo, poi partigiano, per questo gli ha messo il nome del capo del Pc francese. Caruccio, ma bassino, viene da Potere operaio. Dal 70 sta assieme a Barbara Azzaroni, che aveva appena 20 anni ma ha già una figlia, e ora fa la maestra in un asilo nido, anche lei militante storica di PotOp e ora in Rosso,  come pure il fratello.

E’ ancora Bignami che il 25 ottobre a Bologna, il giorno che inizia il processo per la rapina di Argelato, per dare un segnale fa saltare in aria, davanti a una caserma dei Carabinieri, una Fiat 500 imbottita di tritolo. Nel volantino rivendicano anche una rapina del giorno prima a Colorno.

Disarmi e rapine

Anche quelli di ST si dedicano molto ai disarmi di guardie e alle rapine, che, visto quanto è facile farle, vengono usate anche come battesimo del fuoco per i nuovi adepti. L’8 luglio in sette fanno irruzione all’Ordine dei medici di Milano, legano i presenti, prendono soldi e documenti. Sono i soliti Barbieri, Camagni, Libardi, Laronga più De Rosa e Meregalli e Marina. Ma il bottino è scarso.

Molto meglio va poco più di un mese dopo. Questa volta il colpo è più rischioso e complicato. Ad agire sono i più esperti. Stefan, Zanon, Laronga, Folini e Gottifredi spianano un fucile a canne mozze sotto il naso del portiere del Giorno e lo costringono ad accompagnarli all’ufficio cassa del giornale. Rompono il vetro della porta e, tenendo a bada gli impiegati con pistole e fucile, si impossessano delle buste paga: 70 milioni.

Nasce Prima Linea

Torino è una città importante per chi ritiene di essere un’avanguardia armata della classe operaia. Per questo Galmozzi e Giulia Borrelli, la sua compagna, vi si sono trasferiti. Ad ingrossare le fila di Senza Tregua è arrivata anche Susanna Ronconi, uscita mesi prima dalle Br.

Finora qui sono state compiute azioni da poco, a parte un paio di rapine. Il 14 ottobre un gruppetto fa irruzione nel centro studi dove ha il suo ufficio torinese il ministro Donat Cattin, il cui figlio 23enne il giorno prima ha partecipato all’incendio di alcune auto della Sip contro il caro-bollette. Sono in cinque, devastano i locali e lasciano sui muri la scritta “Contro Andreotti, contro la Dc, lotta armata“. Barbara Graglia, allieva del Collegio del Sacro Cuore, perde sul posto un paio di guanti, grazie ai quali la polizia risale a lei, perchè c’è il nome della scuola. Nel suo alloggio vengono trovati volantini, dai quali si risale alla sede usata dal gruppo e ai nomi dei frequentatori. Una bella pista. La ragazza  sarà condannata, ma le indagini non hanno sviluppi.

Se Torino è importante, la Fiat ne è il cuore.
Il 29 novembre in cinque, a volto scoperto e tutti armati, irrompono nella sede del gruppo dirigenti della Fiat. Due ragazze si fermano nell’atrio, una è la Ronconi. Gli altri, tra cui Galmozzi e Solimano, spalancano tutte le porte degli uffici, prelevano sette impiegati, li legano e li chiudono in bagno. Poi con una bomboletta scrivono sul muro “Prima linea”, rubano l’elenco degli iscritti e se ne vanno.

E’ una nuova firma. Il volantino di rivendicazione spiega che: “Prima Linea non è un nuovo nucleo combattente comunista, ma l’aggregazione di vari nuclei guerriglieri che finora hanno agito con sigle diverse”. E’ nato un nuovo gruppo armato? Formalmente no, di fatto sì. E’ una specie di golpe dentro Senza Tregua. Lo chiamano il golpe dei sergenti, cioè dei militari, capeggiati da Galmozzi, contro i due leader politici Scalzone e Del Giudice, che di lì a poche settimane verranno esautorati.

Le divergenze covano da qualche tempo e si sono acuite dopo la decisione di Galmozzi di uccidere Pedenovi. Scalzone e Del Giudice vogliono che ST sia un’organizzazione politica, che pratica anche la lotta armata, ma senza esagerare, e che soprattutto faccia politica e dunque i politici comandino.

Enrico Galmozzi

Ma quando la vera essenza, l’unità di misura dell’iniziativa politica sono le azioni militari, ciò che eccita e che conta sono le armi, è difficile che chi le usa accetti di prendere ordini da chi fa solo della teoria. I grilli parlanti come li chiamano. E per di più si atteggia a capo assoluto come Del Giudice.  La scissione (forse la principale attività dei gruppi armati) è inevitabile. Nasce così Prima Linea, che conserva il giornale Senza Tregua, e rifiuta la separazione tra politici e militari: il militare è politico e viceversa.

In questo è uguale alle Br, ma per il resto Prima Linea è molto diversa, quasi l’opposto. Non sopporta il marxismo-leninismo, con il suo dogmatismo, i miti dell’organizzazione, del partito, della disciplina, dei militanti d’acciaio.   <L’unica direzione che riconosciamo – scrivono nel volantino di novembre – sono i cortei interni, gli scioperi selvaggi, i sabotaggi, gli invalidamenti degli agenti nemici, l’esuberanza spontanea, la conflittualità extralegale>.
Dunque immersi nella conflittualità sociale, contemporaneamente avanguardia di lotta e combattenti. Poche risoluzioni strategiche sui destini del mondo e molto antagonismo e sovversione nelle fabbriche e nei quartieri. Non si punta alla presa del potere, allo scontro armato con lo Stato, ma alla sua dissoluzione, passando dalla sua disarticolazione, parola magica per tutta l’area dell’Autonomia, attraverso la conquista di spazi di contropotere nella società, per soddisfare i bisogni dei proletari, qui e ora.

Rispetto alle Br anche i capi son diversi. I brigatisti non hanno alle spalle attività politiche di rilievo, non sono mai stati alla testa delle lotte. Gente invece come Rosso, Baglioni, Bruni e altri sono stati dei leader, degli incantatori di assemblee, con carisma e seguito.
Il loro film cult è “Il mucchio selvaggio” di Peckinpah, non certo “La corazzata Potemkin”. Un’altro film amato da tutta l’area della lotta armata di matrice autonoma è “Giù la testa” di Sergio Leone. Qualche volta, nei cortei, prima degli scontri intonano il motivetto di Morricone. L’eroe è ovviamente il dinamitardo Mallory, così romantico e maledetto. Dimenticano però la sua frase più significativa e terribilmente profetica: <Quando ho cominciato a usare la dinamite credevo in tante cose, poi ho finito per credere solo alla dinamite>.

Mallory, il dinamitardo irlandese di “Giù la testa”

Infatti poi le armi prevarranno su tutto e imporranno le loro regole, che li porterà ad assomigliare sempre più alle Br.

Appena tre giorni dopo l’azione di Torino, la firma Prima linea debutta anche nel milanese. Un gruppo, guidato da Stefan, Zanon e De Rosa, fa irruzione all’Associazioni industriali di Monza e dà fuoco ai locali. Due giorni dopo viene messa una bomba sul davanzale di una finestra del Corriere.
Negli stessi giorni a Torino, dopo un corteo sindacale, Donat Cattin (il figlio), Solimano, altri due e Raffaele Iemulo, che ha solo 22 anni, ma ha la stoffa del vero guerriero, vanno in una autorimessa della Sip e danno fuoco a diverse auto, contro il carobollette.

A PL aderiscono quasi tutti quelli che vengono da LC e anche qualche ex di PotOp. Nel milanese e soprattutto a Sesto San Giovanni è presente in molte fabbriche.  Il comando a Milano è composto da: Libardi, Rosso, Baglioni, Pietro Villa operaio della SitSiemens, Stefan e Laronga. Segio è ancora in carcere. Quello di Torino da: Galmozzi, Nicola Solimano, Ronconi e Scavino. Qui PL ha un nucleo anche alla Fiat, ma sono tre o quattro.
Poi c’è Firenze, dove vengono quasi tutti dal collettivo di architettura. Tra  76 e 77, il punto alto della lotta proletaria condotta dal collettivo di Architettura, è la sostituzione dell’esame di Analisi matematica con un esame di gruppo con 27 garantito.
Il leader è Sergio D’Elia, 25enne studente, passato dagli anarchici a Potere operaio, che finirà in Parlamento con i radicali.
Infine Bergamo, dove PL ha una forte presenza. A differenza delle Br, che al Sud non ci sono, Prima linea, ha un primo piccolo nucleo anche a Napoli.

Per qualche tempo attorno a PL, grazie anche al giornale Senza Tregua, che è il suo volto pubblico, continua a gravitare un’area di diverse centinaia di giovani che in tasca non ha la pistola.  Così come accade per Rosso.

Le Ucc

La nascita di PL a Milano e l’arrivo delle Br a Roma, sanciscono la fne della breve esperienza dei Cocopo/Senza tregua e la loro frantumazione.
A Roma il grosso delle Fac, guidato da Morucci, entra progressivamente nelle Br. Mentre una parte di coloro che non si lascia sedurre da Moretti mette in piedi un’altra formazione armata.

Tra maggio e giugno 76 nascono le Ucc (Unità comuniste combattenti).  Il capo è Guglielmi alias Comancho. Lo seguono una trentina di militanti storici di PotOp romano: il suo braccio destro, Carlo Torrisi; le sorelle D’Angelo, Alma era andata a Milano a sparare al ginecologo; Ina Pecchia, ex morosa di Morucci e con lei alcuni del collettivo Campo dei Fiori;  Fabrizio Panzieri, che ha evitato il carcere per l’uccisione di Mantakas; Paolo Lapponi, molto cattolico, da giovanissimo nella Cogregazione di S.Tarcisio e a un passo dal sacerdozio, poi scout, per finire con il 68 in Potere operaio. Tra l’altro è anche genero del ministro e leader socialista Giacomo Mancini.

La composizione sociale riflette quella del vecchio PotOp, sono quasi tutti intellettuali e di ceto medio alto. L’unico operaio, a quel che è dato sapere, è un muratore. Guglielmi, che si è stabilito a Milano, riesce a costituire un nucleo delle Ucc anche lì, non sono più di 15.

Che cosa hanno le Ucc di diverso, a parte non voler confluire nelle Br? I loro obiettivi privilegiati sono gli “strumenti del comando capitalistico sul lavoro” e le organizzazioni della piccola e media impresa, colpevoli di alimentare il mercato del lavoro nero.  Ce l’hanno in particolare con i calcolatori elettronici, definiti: “la più alta concentrazione della intelligenza del comando economico e politico del capitale sul lavoro”.  Le caratterizza un certo populismo: vogliono una lotta armata più vicina ai bisogni della gente, almeno inizialmente. Dunque poco di diverso dalle altre formazioni scaturite dal calderone dell’Autonomia, questione di sfumature.

Carne per il popolo

Il 14 giugno, la mattina presto, Comancho, Torrisi e altri due, incappucciati, aspettano sotto casa un commerciante di carni all’ingrosso. Lo stordiscono con un colpo in testa, lo spingono nel garage, gli fanno un’iniezione per sedarlo (Guglielmi è medico) e lo caricano su un furgone guidato dalla Pecchia. Dopo tre ore il comunicato. Ambrosio, il rapito, è accusato di rapina quotidiana ai danni del proletariato e condannato a morte, se entro 48 ore non saranno distribuiti 10 quintali di carne in 51 macellerie a prezzo politico.

Il giorno dopo un muratore entra in un edificio disabitato e in vendita, vicino al Colosseo,  e inspiegabilmente viene legato e imbavagliato da due giovani. Liberatosi, chiama la polizia, che in un’altra stanza trova l’Ambrosio ammanettato a una brandina.  Niente carne a prezzi stracciati.
La polizia trova chiavi e piantine di catacombe, utilizzate sin dai tempi di PotOp come deposito armi.

I CoCoRi

Ma non è finita. Quello dei nuovi gruppi armati è un parto plurigemellare.
Scalzone e Del giudice, estromessi dai “sergenti” di PL, con tutto quello che resta, fondano i Comitati comunisti rivoluzionari, i Cocori. Nome buffo, ma non c’è molto da ridere. Anche i Cocori hanno un nucleo armato, anche piuttosto efficiente. Un freno alla deriva militarista e più elaborazione politica, questa l’idea. Ma in realtà il nuovo gruppo non si distinguerà granchè dagli altri.

Oreste Scalzone

La riunione di fondazione si svolge in un cascinale in Toscana. Nelle lettere di convocazione Scalzone scrive: <si discuterà di organizzazione…. guerra civile, rivoluzione politica, estinzione dello stato>. Lo schema è sempre quello, tre livelli: uno politico che lancerà campagne contro il lavoro nero, l’eroina, per la casa; uno di illegalità di massa ed uno di lotta armata. I cui capi sono  Gottifredi, che lascia PL, perchè voleva essere a capo di un gruppo di fuoco, ma gli hanno detto di no. Maurizio Costa, ex segretario della Fgci di Sesto, poi in LC, lavora alla Telettra, è uno che ha un certo seguito, infatti si tira dietro il gruppo della Brianza. Ernesto Balducchi, 23 anni, i genitori hanno una latteria, da ragazzino è stato in seminario, poi ha fatto una scuola tecnica e ora fa l’operaio alla Breda.

In effetti i Cocori saranno meno sanguinari, si dedicheranno soprattutto alle rapine, ma anche loro spareranno e faranno vittime. Il grosso è a Milano e a Roma, dove raccolgono quel che resta dei vecchi Comitati comunisti, dopo la diaspora verso Br e Ucc, i capi sono Rosati e Davoli. In Veneto aggregano un piccolo gruppo di ex PotOp, il leader è Lauso Zagato. Il grosso se ne è andato con Negri.

Mentre le Ucc sono un gruppo armato e basta. I Cocori, come Rosso e inizialmente Prima linea, sono anche un movimento politico. A Roma hanno una presenza relativamente di massa, soprattutto all’università, dove, assieme ai Volsci, guideranno il movimento del 77.

Documenti prego

Il primo settembre, il vicequestore Cusano, assieme ad un collega, sta svolgendo un compito tranquillo: controllare un po’ di patenti e libretti. Quando si accorge che la patente che ha in mano è contraffatta, chiede ai due sull’auto di scendere. Non sa che quello che gli ha appena allungato la patente è uno pericoloso e non lo saprà mai, perchè in un attimo un proiettile gli trapassa il cuore. L’altro poliziotto si nasconde dietro un auto. I due risalgono e se ne vanno.
A sparare è stato Lauro Azzolini. L’altro è Calogero Diana, un piccolo malavitoso che in carcere ha conosciuto dei brigatisti e si è convertito alla lotta armata. Non è rientrato da un permesso ed è invece entrato nella colonna milanese delle Br.

g.g.

 

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