Susan Abulhawa è nata da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei giorni e ha vissuto i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. Adolescente, si è trasferita negli Stati Uniti, dove si è laureata in Scienze biomediche e ha avuto una brillante carriera nell’ambito della medicina.(Sito della Feltrinelli)

E’ anche una scrittrice, anzi la scrittrice di origine palestinese più nota in Occidente, ed il suo romanzo  Ogni mattina a Jenin, pubblicato nel 2011 racconta la storia di  Amal  Abulheja, appartenente ad una ricca famiglia palestinese costretta ad abbandonare le sue terre nel villaggio di ‘Ain Hod, conquistato dai sionisti nel 1948. Da quel momento la famiglia è destinata a vivere nel campo profughi di Jenin, dove Amal nasce.  Amal è piu’ vecchia di Susan (l’autrice) ma le due donne hanno evidentemente molto in comune. La storia di Amal è la storia, tragica,  del popolo palestinese, raccontata da una palestinese, che integra talvolta la finzione letteraria con fonti storiche. Ovviamente il punto di vista non è, né può essere, storicamente neutro, ma l’ Abulhawa introduce nel romanzo elementi narrativi che dimostrano quanto in lei ci sia una speranza di riconciliazione e di fratellanza con il popolo ebraico. Almeno nel momento in cui il libro è stato scritto….  E’ un bel romanzo, molto curato stilisticamente,  in cui la scrittrice cerca di riprodurre la raffinatezza stilistica dell’arabo. Infatti anche Amal (come Susan) trova rifugio negli Stati Uniti, ma rimane saldamente legata alle sue origini, alla sua terra, alla sua lingua.