

Due libri che affrontano con straordinaria efficacia il tema della violenza
di genere, accomunati dal coinvolgimento diretto delle autrici e dall’altissima qualità della scrittura e, contemporaneamente , dalla riflessione sulla letteratura stessa.
L’autrice e protagonista di “Triste Tigre “ è Neige Sinno, scrittrice, traduttrice e docente di letteratura. E’ cresciuta in paesino delle Alpi, con una sorella più picco
la. Il padre è assente, la madre si risposa con un uomo prestante, benvoluto, guida alpina specializzata nel soccorso. Dal matrimonio nascono altri due bambini.
A partire dai sette anni, o forse nove, viene abusata dal patrigno. La madre non si accorge di nulla. La violenza si protrae per anni, fin quando, a diciannove anni, ormai uscita di casa, Neige non trova il coraggio di denunciare il suo patrigno. Le credono, grazie alla grande mole di particolari che sono rimasti incisi nella sua memoria. La madre si schiera con lei. Lo stupratore ammette il suo crimine, viene arrestato e condannato, va in carcere.
Lieto fine? No. Chi ha subito una violenza del genere è segnato per sempre e non sarà la scrittura a sanare le ferite: “neppure attraverso l’arte si può uscire vincitori dall’abiezione. La letteratura non mi ha salvata. Io non sono salva.”
La scrittura non è la realtà. L’autrice lo sa bene: il confronto con gli autori che hanno affrontato questo argomento glielo ha insegnato. Anche la descrizione più dettagliata e realistica della violenza, la scelta accurata ed espressiva delle parole non renderà mai al lettore lo stato d’animo della vittima, e neppure le motivazioni del carnefice possono essere quelle che dichiara esplicitamente .
Allora perché scrivere di qualcosa che non si può né dimenticare né rimuovere , che resterà presente ed evidente nella coscienza in ogni attimo della vita? Neige non scrive solo per sè, ma per tutte le altre vittime che vivono la violenza immerse nell’oscurità e nell’ indifferenza, che non hanno la possibilità di denunciare i propri aguzzini perché non sarebbero credute, col rischio ulteriore di trasformarsi in accusate. Cosa che forse sarebbe accaduta anche a lei, se il patrigno non avesse confessato.
Anche Nathacha Appanah è una giornalista e scrittrice originaria delle Maurizius che scrive in francese, pluripremiata. Autrice de “La notte nel cuore”, anche lei è contemporaneamente protagonista e narratrice della storia.
Di famiglia borghese, poco più che adolescente, subisce il fascino di un intellettuale molto più vecchio di lei. Va a vivere con lui, ma la relazione si trasforma in un incubo. L’uomo è violento, possessivo, gelosissimo. Nathacha viene isolata, asservita e violata fisicamente e psicologicamente, ma, quando è ormai convinta che quell’uomo la ucciderà, una notte riesce a fuggire.
La sua rimane una storia privata, una ferita nascosta sotto l’apparenza di una vita tranquilla e realizzata. Ormai si è trasferita in Francia, è una stimata professionista. Dopo molti anni apprende la notizia dell’uccisione della giovane Chahinez Daoud, avvenuta a Mérignac, nei pressi di Bordeaux. L’ex marito l’ha spiata, inseguita, braccata, le ha sparato alle gambe e l’ha bruciata viva in strada. La storia è simile alla sua, sia pur con una fine diversa, ma ancora più simile a quella di una sua cugina, Emma, brutalmente assassinata dal marito a Mauritius nel 2000.
Emma e Chahinez sono donne che hanno saputo reagire a una situazione di violenza e di oppressione , esattamente come Nathacha. Ma Nathacha è viva, le altre no , e il suo compito è quello di far sì che il loro ricordo di non venga sepolto come i loro corpi straziati. E allora si mette ad indagare, ricerca testimonianze di chi le ha conosciute, interpella avvocati , consulta le carte dei tribunali. E alla storia di Emma e Chahinez si affianca la sua, che finalmente trova un motivo per essere narrata .
Ma Nathacha è una scrittrice e in questo caso la sua opera assolve uno dei compiti più alti dell’arte: non far morire del tutto non solo chi ha compiuto imprese memorabili, ma anche chi, nelle quotidianità, ha saputo ribellarsi a un destino di umiliazione e sottomissione.
Paola Poluzzi
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